Accogliamo la sfida!

Il colmo per un gesuita? Chiamarsi Francesco quando viene eletto Papa! / Video

14 Marzo 2013

di Francesco Di Chiara –

 

L’uomo al quale Cristo affidò la restaurazione della Sua Chiesa continua ad ispirare i migliori propositi non solo alle pie anime francescane, ma anche alle sottili intelligenze gesuite.

 

La presunta rivalità tra gesuiti e francescani raccontata da divertenti barzellette che, a dire di qualcuno, come per quelle sui carabinieri, riportano la verità, trova la sua risoluzione definitiva nel “colmo dei colmi”: un Papa gesuita che sceglie di chiamarsi Francesco.

 

Ma i paradossi continuano: un nome che esprime una missione impossibile agli uomini, ma non a Dio; una modalità concreta di vivere la povertà evangelica, rilanciata dal luogo indicato da molti come il simbolo della ricchezza della Chiesa; la fine della stesura di un progetto, iniziata 800 anni fa, finalmente giunta a termine perché si possa attuare.

 

Forse non tutti sanno che “Francesco, va’, ripara la mia casa”, prima ancora di essere il ritornello di una canzone conosciuta nel mondo francescano, è l’invito che Gesù rivolge al Santo d’Assisi affinché rinnovi la sua Chiesa.

 

Padre Bergoglio, benché gesuita (o forse proprio per questo), lo sa bene e, con decisione, sceglie un nome che mai nessun Papa aveva avuto il coraggio di fare proprio forse proprio perché, come insinuava Moretti in Habemus Papam (2011), troppo legato ad una povertà di spirito che non sempre emerge in certi ambienti curiali.

 

Un nome che sintetizza le esigenze del nostro tempo: un’Istituzione da riparare, una comunità cristiana da risvegliare, una società civile da educare. Gesù è chiaro con Francesco, non usa mezzi termini, la Chiesa è tutta da ricostruire: “Francesco, va’, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina” (FF 593).

 

La storia si ripete. La minaccia è sempre la stessa. Il peso di una Chiesa pericolante, come nel sogno di Innocenzo III (FF 1065), ritorna a ricadere sulle spalle di un uomo di nome Francesco.

Una Chiesa che, però, va detto, non si identifica con la Santa Sede, il Vaticano, gli organi clericali, ma che coinvolge tutto il popolo di Dio ed ogni persona di buona volontà.

 

Guardando al poverello di Assisi e al suo incontro con il Signore, la comunità dei credenti chiede alla sua nuova guida: Papa Francesco, chi vuoi seguire, il servo o il padrone? Il nostro augurio a padre Bergoglio è che non esiti neanche per un attimo e, nonostante le difficoltà, segua fino alla morte Cristo e la Sua Chiesa.

 

httpv://youtu.be/6UaILKz_Xvg

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